Dirsi laureati senza aver mai conseguito il titolo è una grave bugia che il nostro ordinamento punisce come reato.
Occorre precisare però che le conseguenze sono diverse a seconda che la bugia sia detta per ottenere un pubblico impiego, quindi finalizzata a partecipare a un concorso, oppure per farsi assumere in azienda e cioè rivolgendosi a un privato.
Ecco cosa succede a chi mente sulla laurea.
Fingere di possedere la laurea o il diploma è reato?
Sì, fingere di possedere la laurea o il diploma significa commettere un reato dal momento che si dichiara il conseguimento di un titolo di studio che può assumere un ruolo determinante nell’identificazione di una professione e nell’affidamento sociale che si fa di riflesso nel dichiarante in ragione del suo lavoro.
In astratto, ipotizzando che la falsa dichiarazione di essere laureati venga pronunciata alla presenza di un pubblico ufficiale, pensiamo cioè a Tizio che debba essere interrogato dal Giudice Caio e, nel fornire le proprie generalità, affermi di essere laureato, si può parlare del reato di falsa attestazione o dichiarazione a un pubblico ufficiale sulla identità o su qualità personali proprie o di altri (ex art. 495 c.p.).
Ciò perché chi dichiara il falso sta riconducendo alla propria persona tutte quelle caratteristiche economiche e professionali che solo l’aver terminato un percorso di studi renderebbe plausibile.
Il responsabile della menzogna può rischiare da 1 a 6 anni di carcere.
Cosa rischia chi dichiara falsamente di possedere la laurea o il diploma
Mentire sul possesso della laurea è un reato, così come autocertificarne il possesso pur non avendola conseguita.
Il nostro ordinamento prevede pene severe a seconda che la dichiarazione mendace sia fatta per poter partecipare a un concorso pubblico, resa a un pubblico ufficiale oppure per ottenere un posto di lavoro in azienda e serva a gonfiare il curriculum.
In qualunque caso però, qualora nonostante la menzogna il bugiardo riuscisse ad ottenere l’impiego, e quindi a partire dal momento di costituzione del rapporto impiegatizio pubblico o privato, risponderebbe anche del reato di truffa ex art. 640 c.p.
Vediamo cosa rischia chi mente sul possesso della laurea.
Cosa succede se si mente in un concorso pubblico
Mentire sulla laurea o sul diploma per poter partecipare al concorso pubblico di un Ente è un reato, dal momento che l’aspirante funzionario pubblico autocertifica un titolo pur sapendo di star dichiarando il falso.
Si tratta del reato di cui all’art. 483 c.p, ovvero Falsità ideologica commessa dal privato in atto pubblico:
“Chiunque attesta falsamente al pubblico ufficiale, in un atto pubblico, fatti dei quali l’atto è destinato a provare la verità, è punito con la reclusione fino a due anni.
Se si tratta di false attestazioni in atti dello stato civile, la reclusione non può essere inferiore a tre mesi”.
Se il bugiardo conseguisse nonostante tutto l’impiego presso la Pubblica Amministrazione e solo successivamente fosse scoperto, risponderebbe anche del reato di truffa ai danni della P.A, ex art. 640 c.p., per essere riuscito a conseguire l’assunzione a un pubblico impiego attraverso una falsa attestazione e cagionando un danno economico allo Stato.
La pena è il carcere da 1 a 5 anni e la multa da 309 a 1.549 euro.
Si rischia il licenziamento se si mente sul titolo di studi?
Ottenere un impiego mentendo sulla propria qualifica e sul titolo di studi significa violare gli obblighi di correttezza e buona fede richiesti al momento di instaurazione del contratto di lavoro.
Il datore di lavoro potrebbe infatti scegliere di licenziare per giusta causa il dipendente-bugiardo, poichè questi ha fatto riferimento a un titolo di studio inesistente.
Oltre a ciò, il datore potrebbe scegliere di querelare il millantatore per truffa ex art. 640 c.p., dal momento che con artifici e raggiri è riuscito a superare la selezione di lavoro.
La pena in questo caso è la reclusione da 6 mesi a 3 anni e la multa da 51 a 1.032 euro.
Quando si prescrive il reato di falso e di truffa
Per i reati di Falsità ideologica commessa dal privato in atto pubblico e di Falsa attestazione o dichiarazione a un pubblico ufficiale sulla identità o su qualità personali proprie o di altri, rispettivamente agli artt. 483 c.p. e 495 c.p., il termine di prescrizione è di 6 anni.
Analogamente, anche per il reato di cui all’art. 640, ovvero la Truffa la prescrizione interviene nel termine di 6 anni.
Il termine di decorrenza della prescrizione si calcola a partire dal momento di consumazione del reato commesso.