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La Corte Costituzionale ha affermato l’infondatezza delle questioni di legittimità sollevate dalla Regione autonoma della Val d’Aosta.
La sentenza n. 145 che, depositata oggi 23 luglio, già sta facendo discutere.
La Regione prendeva le mosse dalla norma che stabilisce a carico di tutti gli enti territoriali – come regioni, province, città metropolitane e comuni – il dovere di provvedere a versare un contributo in favore delle casse dello Stato, in modo da poter risanare la spesa pubblica e rispettare i limiti comunitari. Ciò vale anche per i comuni valdostani.
La controversia è emersa quando lo Stato ha richiesto ai comuni della Valle d'Aosta un contributo finanziario di 573.000 euro con riferimento a ciascuno degli anni 2024 e 2025, allo scopo di migliorare lo stato delle finanze pubbliche.
Tale richiesta ha generato disaccordi e tensioni, portando i comuni a dover fronteggiare un onere economico capace di incidere gravosamente sui propri bilanci, già fortemente interessati dai servizi locali e per questo limitati.
La misura imposta dallo Stato ha sollevato preoccupazioni riguardo alla sostenibilità finanziaria e all'autonomia decisionale degli enti locali valdostani.
Secondo la Consulta, nessun ente territoriale può sottrarsi ai doveri finanziari richiesti dallo Stato altrimenti si correrebbe il rischio di affannare il contributo invece per gli altri enti.
La Val d’Aosta lamentava infatti l’assenza di una procedura di accordo condotta dalla Stato al fine di determinare l’ammontare del versamento spettante, ma secondo la Consulta la Regione autonoma deve ritenersi sic et simpliciter un soggetto che, per legge, ha il dovere di provvedere e ricevere i versamenti a favore dello Stato provenienti da parte dei vari comuni valdostani.
Questi non devono essere considerati un tutt’uno con la Regione che, sì paga due volte, ma poichè provvede sia a quanto dovuto in qualità di regione sia a quanto versato dai propri comuni e che poi potrà farsi rimborsare.